della nostra collaboratrice Daniela Vitolo

Oggi Jonathan si è rivolto ai cittadini chiedendo che cessino le violenze nel nord del Paese perché stanno rendendo inutili gli sforzi fatti fino ad ora per realizzare elezioni realmente democratiche e non violente.
Nonostante gli scontri in corso e i casi di violenze registrati nel corso della giornata di sabato e durante la campagna elettorale (39 le vittime accertate), gli osservatori internazionali concordano nel dire che quelle di quest’anno sono le elezioni più democratiche che si siano tenute dal 1999, anno della fine della dittatura militare. Queste elezioni potrebbero rappresentare un punto di svolta per la Nigeria che fatica da ormai molti anni per realizzare una vera democrazia. Un segnale importante di voglia di cambiamento è venuto dalle persone che, diversamente da quanto accaduto in passato, si sono recate a votare in gran numero facendo file interminabili sotto il sole cocente. In alcuni casi si è chiesto ai votanti di presidiare i seggi per accertarsi personalmente che non si verificassero irregolarità.
Tuttavia sono in molti a mettere in evidenza che queste elezioni, molto più delle precedenti, hanno mostrato una netta spaccatura tra il nord e il sud del Paese. I voti che hanno permesso a Jonathan di vincere provengono in buona parte dagli stati cristiani del sud; negli stati del nord musulmano il vincitore è stato Buharai, mentre negli stati centrali i voti sono stati quasi equamente divisi tra i due candidati.
Nonostante quindi gli sforzi fatti perché si tenessero elezioni democratiche e la forte volontà di cambiamento mostrata da un’ampia fascia della popolazione, la violenza che in queste ore imperversa nel nord del paese ci ricorda che qualunque tentativo di apportare un reale cambiamento non può prescindere dall’annullamento di quelle divisioni etniche e religiose che contribuiscono in maniera sostanziale a determinare l’attuale stato di cose in Nigeria.
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